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Uomo per gli altri col coraggio della fede (1)
Don Giulio Bianchini
Salesiano
Con Don Forno ebbi a trascorrere insieme
qualche mese in un momento difficile della sua vita; potei poi
rivederlo per alcuni giorni qui a Reggio, consunto nel corpo ma
con l'anima ancor più sensibile che in passato. Sulla scia
dunque, di questi pochi ricordi personali vorrei, non dico
ricostruire, ma tentare il suo profilo morale, senza però poter
entrare nel segreto del suo cuore, perché non è facile cogliere
la sua statura come non è facile vedere il profilo dei monti
abitandovi troppo sotto.
Volontà - Don Forno possedeva una
non comune forza di volontà e una tenacia che lo sostennero
nelle oscurità interiori, nelle varie difficoltà, nella ricerca
del campo di lavoro apostolico. In un momento particolare della
sua vita si rivelò la forza di volontà: egli aveva ricevuto da
Dio l'ispirazione, diciamo pure il carisma, di una nuova
fondazione, e avrebbe voluto realizzarla senza staccarsi dalla
Congregazione Salesiana. Ma le sue intenzioni non furono
sufficientemente valutate e forse neppure comprese con
esattezza. Ed allora si vide costretto, senza amarezze e contro
il proprio volere, a spezzare i vincoli giuridici con la Società
Salesiana, per poter seguire l'impulso venutogli dall'alto ed
attuare la vagheggiata fondazione. Ma nel cuore e nell'azione
resterà sempre salesiano, ne conserverà mai rancore per nessuno.
Questo era un passato che non amava troppo ricordare - è vero -
e quando ne parlammo qui a Reggio, egli mi apparve completamente
distaccato dagli avvenimenti vedendo in essi la misteriosa trama
divina; e forse per lui si è avverato quanto si legge nel
testamento spirituale del Cardinale da Costa Nunes, spentosi a
quasi 97 anni: "Quando guardo al mio passato, vedo tracciata una
linea ben diversa da quella che io immaginavo ed è stata quella
che ho dovuto percorrere".
La tenacia caratterizzò in modo vistoso
il suo operare. Dante Forno non fu uomo da fermarsi a metà
strada, anche se ricercava umilmente il consiglio di persone
sagge, prudenti ed esperimentate. Le sue decisioni non sono mai
state accettazione d'un programma elaborato da altri, bensì una
scelta personale, sorretta dalla volontà divina e protesa alla
realizzazione d'un ideale veramente caritativo.
Umanità - Vi sono persone, il cui
carattere presenta una specie d'inclinazione naturale a donarsi
agli altri; si dice allora che sono ricche d'umanità. E questa
una capacità tutta singolare di immergersi nel mondo interiore
del prossimo, di partecipare ai suoi pensieri e ai suoi
sentimenti. In Don Forno le motivazioni religiose restarono
fortissime, ma la sua ricchezza di umanità e il corredo di
qualità umane furono determinanti. L'innata sensibilità e la
bontà di cuore, affinate dalla sofferenza personale e
dall'esperienza apostolica, conferirono alla sua personalità una
tendenza particolare ad amare il prossimo, a vivere i problemi
degli altri, a dedicarsi alla gioventù con quel- l'ansia
apostolica, che aveva attinto alla scuola di San Giovanni Bosco.
Per gli altri - Don Forno
potrebbe essere qualificato con termine tecnico un estroverso.
Il suo atteggiamento di fronte al mondo fu perfettamente
intonato ai principi dottrinali che il Concilio ha fissato nella
costituzione pastorale "Gaudium et Spes": non fuga dal mondo, ma
apertura. Egli non fuggì dal giovani, dal parrocchiani, dalle
anime che a lui ricorrevano: andò verso di loro, li guardò con
rispettosa considerazione e vibrò emotivamente con essi. Il suo
mondo interiore - come si può desumere da alcune preghiere da
lui composte per uso personale fu indubbiamente ricco di
profondo raccoglimento e di contenuti spirituali, dal quali
l'energia necessaria per agire; ma questo mondo interiore non
gli proibì di aprirsi alle necessità esterne degli altri; anzi
possiamo qui re una caratteristica trasfusa nella sua
fondazio-ne: aver l'animo contemplativo e dedicarsi ai bisogni
del prossimo (2).
Fare la verità - Don Forno, pur
possedendo una solida cultura umana e religiosa, non fu una
mente speculativa, la cui vita scorra, di preferenza, a livello
cerebrale e teorico. Egli andò A concreto. Il sano equilibrio
mentale lo tenne sempre lontano dagli estremismi, giacché sapeva
discernere nelle cose e negli uomini il tanto -i bene o di male
che contenevano o rappresentavano. Ne risultò un'armonica
completezza --i doti che, unite ad una non comune resistenza
alla fatica, gli consentirono di trascinare molti sulla sua
stessa strada e di accomunare tutti allo stesso passo.
Il coraggio del rischio - Il
coraggio è la condizione indispensabile per il sorgere di
istituzioni religiose o sociali, e non si verificano svolte
decisive senza uomini coraggiosi che sappiano e vogliano
rischiare qualcosa di proprio. Don Forno si trovò anche lui
nella condizione di affrontare un rischio, e poiché non era un
pavido, accentrò nell'esecuzione del suo programma ogni energia
ed ogni sforzo, e abbandonò o trascurò tutto ciò che gli apparve
secondario, per mirare unicamente all'essenziale.
L'educatore - Ma dove egli
dimostrò il meglio di se stesso fu nel campo dell'educazione
giovanile, per la quale aveva consacrato tutta la vita.
L'educatore è un animatore, un seminatore d'entusiasmo e
d'ottimismo, di passione e di slancio vitale. Cresciuto e
formatosi alla scuola salesiana, dove i primi suoi superiori
avevano attinto da Don Bosco o dai suoi immediati successori le
idee geniali del Santo, egli diventò un conoscitore di uomini e
uno stimolatore di energie. Ebbe il dono di saper infondere
ideali ed aspirazioni sante; seppe presentare il bene come hanno
fatto tutti gli educatori santi - in una luce così avvincente da
affascinare anime generose e ricettive. In questi uomini sembra
di trovare una perenne giovinezza: gli anni e i disturbi di
salute poterono fiaccare il corpo, ma non lo spirito che restò
sempre trasparente, senza maschera, dinanzi a Dio e dinanzi agli
uomini. Fu perennemente giovane. Non conobbe rimpianti né
sclerosi né pericolosi ritorni di fiamma, perché l'amore, nella
sua più genuina accezione, lo pungolò verso una dedizione,
un'abnegazione, che a lui appariva sempre insufficiente.
Devo riconoscere che l'incontro con Don
Forno, anche se breve e saltuario, ha lasciato in me una
traccia: un Sollievo, un invito, il germe di un'idea, la grazia
d'un conforto, una speranza nuova. L'averlo ritrovato dopo molti
anni, in circostanze apparentemente fortuite, ma certamente
volute o almeno permesse da Dio, è stata una sorpresa e una
scoperta; sempre una grazia.
Maturazione - Chi si apre agli
altri finisce col non avere più animo né tempo per impietosirsi
su se stesso. Così m'apparve Don Forno, quando gli raccomandai
fraternamente di aver maggior cura della propria salute. E' già
meraviglioso uscire fuori di sé per andare incontro al prossimo
in un rapporto d'amicizia; ma è incomparabilmente più bello
uscire da sa per porsi al servizio degli altri; ed offrire a chi
è solo o troppo fragile la sicurezza d'una presenza (3)
Vocazione - Don Forno partì dalla
visione della vita come vocazione. La Bibbia è piena di
chiamate, di gesti di Dio che d'improvviso si fissano su un
uomo. "La vocazione - dice Paolo Vi invano coperta dal suo
silenzioso riserbo, dalla sua voluta umiltà, si accende allo
sguardo di tutti, come un episodio singolarissimo di libertà, di
coraggio, di consapevolezza, di generosità, di spiritualità, e
possiamo pur dire di fortezza e di bellezza" (Paolo VI, alle
Superiore Maggiori d'Italia, 12 gennaio 1967). La vocazione non
è qualcosa che si ha, ma qualcosa che si è; più che come cosa
posseduta, si definisce come il dinamismo interiore di una
persona.
Carattere contemplativo della sua
spiritualità - La spiritualità di Don Forno esprime anche un
certo carattere contemplativo. "La contemplazione - ha scritto
recentemente il Cardinale Pironio ci fa scoprire il piano di
Dio, il passaggio del Signore nella storia, l'attività
incessantemente ricreatrice dello Spirito. Un vero contemplativo
ci fa comprendere tre cose: che l'unica cosa che importa è Dio,
che Gesù vive tra gli uomini e compie da pellegrino il cammino
con noi verso il Padre, e che l'eternità è incominciata e
marciamo con Cristo verso la consumazione del Regno" (4). (Oss.
Rom., 29 - 30 nov. 1976).
Don Forno si pose in ascolto umile e
docile della parola di Dio e lì Dio si comunicò a lui, sempre
nel chiaroscuro della fede, facendogli balenare ciò che chiedeva
da lui. In questo contesto il contemplativo acquista una grande
capacità per ricreare continua- mente la Parola di Dio nello
Spirito facendola prodigiosamente attuale.
Non si notava in Don Forno un grande
cambiamento nel passare dal lavoro alla ricreazione, alla
preghiera, ai pasti..., perché qualcosa nella sua anima rimaneva
inalterato pur nel variare delle occupazioni: la sua unione con
Dio. Così possiamo spiegarci il suo raccoglimento, la viva
devozione eucaristica, la sensibilità d'animo, la propensione a
leggere nella tra- ma degli avvenimenti il gesto di Dio. Perciò
spesso ripeteva sorridendo la nota espressione, che Dio scrive
diritto sulle nostre righe storte.
Il fondatore - Ma soprattutto non
si può trascurare l'opera che aveva fondato con tanta speranza e
per la quale ha anche sofferto nell'intimo del cuore (5). Quando
i Fiorentini vollero onorare Cesare Poggi, che aveva donato loro
il meraviglioso Viale dei Colli, murarono al Piazzale
Michelangelo la significativa epigrafe: "Volgetevi attorno: ecco
il suo monumento!". Posso ripetere anch'io le medesime parole:
volgetevi attorno e osservate queste figliuole che l'hanno
seguito nella consacrazione a Dio con gioia di spirito e con
fiduciosa speranza: ecco il suo momento! L'opera che egli ha
lasciato fu ideata a Messina nel 1952, sorse in umiltà e povertà
a Catania nel 1955 e fu trasferita qui a Reggio nel 1959,
accolta con magnanimità di cuore dal venerato Pasto- re
dell'Arcidiocesi.
Le Figlie di Maria Santissima
Corredentrice hanno lo scopo di "... formare delle persone che,
in obbedienza docile alla volontà del Padre, in unione a Gesù
Sacerdote, secondo l'esempio della Vergine Corredentrice,
offrano la propria vita a Dio perché la missione ministeriale
del Sacerdote produca la piena disponibilità all'accoglienza
della grazia nel cuore degli uomini" (Costituzioni, art. 1).
Don Forno era rimasto colpito dalle
parole esortative di Pio XII alle religiose di clausura il 2
agosto 1958: "Lungi dal rinchiudervi grettamente in voi stesse
tra i muri del monastero, la vostra unione con Dio vi allarga
intelletto e cuore secondo le dimensioni del mondo e l'opera
redentrice di Cristo, che si perpetua nella Chiesa".
Era allora necessario, per raggiungere
questo fine, che l'opera potesse avere una struttura religiosa
piuttosto elastica e agile, ed ecco perciò le Figlie di Maria
Corredentrice mettersi in stato di offerta e di dedizione totale
e assoluta alla volontà di Dio (cfr. Costituzioni, art. 4),
partecipando all'Eucaristia, alla liturgia delle ore e
all'adorazione eucaristica, ma nello stesso tempo dedicandosi
all'apostolato attivo con asili, scuole, collegi e altre opere a
favore della gioventù.
Don Forno è scomparso andando incontro
al suo Dio, che aveva invocato nella preghiera, che aveva visto
nei poveri e nel bisognosi, che aveva amato ardentemente
quaggiù. Di lui sono rimasti, a nostro conforto, gli esempi di
vita sacerdotale, gli insegnamenti elargiti con tanta
profusione; è rimasta soprattutto la sua opera, la pupilla degli
occhi suoi (6).
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(1) Commemorazione tenuta
a Reggio Calabria il 15 dicembre 1976, nel l' anniversario
della morte.
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(2) Ha lasciato scritto:
"Con Gesù che benedice e santifica sarà bello dare, dare
sempre, senza limiti e senza rimpianti perché si sazi di
amore Lui che chiede solo amore" (12.1X.1955).
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(3) "Tutto di Gesù e tutto
di Maria, per essere tutto dei Sacerdoti e della Chiesa":
ecco un suo proposito scritto
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(4) Ma soprattutto
ripeteva: "Non voglio nulla che non sia conforme alle
esigenze dell'Amore redentore" (28.V.1969).
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(5) "Le opere di Gesù si
pagano col sangue" (13.1V.1953); d'altronde, questo era il
suo desiderio: "Io sento il bisogno bruciante del
Crocifisso, libero da ogni presunzione. Mi urge possederlo
presto. ormai ho capito che solo la sofferenza potrà
fermarlo possedere" (1 5.1V. 195 7).
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(6) E ricordate a vostro
conforto, le parole di Don Forno: "Vorrei vedervi serene,
abbandonate (in Dio), Piene di fede, di quella fede che
crede perché non capisce, di quella speranza che spera oltre
ogni speranza; di quella carità che arriva fino all'assurdo
della fiducia, fino al paradosso della follia" (16.1V.1957)
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